ANNO VI - NUMERO 8 - 12 SETTEMBRE 2019

FaceApp: per cosa sono utilizzate le foto degli utenti

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di Mario STIGLIANO

 

Come sarò tra qualche anno? Semplice, utilizzando l’app creata nel 2017 “FaceApp” ritornata virale nell’ultimo periodo è possibile vedere come invecchierà il nostro volto nei prossimi 30 anni.

FaceApp, sfruttando degli algoritmi e l’intelligenza artificiale, permette di invecchiare la nostra fotografica caricando un selfie. Ma dove finiscono le foto degli utenti?

Leggendo l’informativa – ferma al 2017 – transitano in nazioni estere e “potranno essere archiviati e lavorati negli Stati Uniti (sede di FaceApp) o in qualsiasi altro paese in cui FaceApp, i suoi affiliati o i fornitori del servizio possiedono le infrastrutture”.

L’informativa attualmente disponibile non rispetta quanto previsto dal Regolamento EU 2016/679 – il noto GDPR – per la tutela della privacy degli utenti.

Perché preoccuparci di dove saranno archiviate le nostre foto? Accettando l’informativa e caricando le foto per vedere l’invecchiamento queste vengono archiviate sui server esteri e possono essere utilizzate per vari utilizzi dal riconoscimento facciale, all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale o per altri scopi commerciali e non.

Altroconsumo e Codacons si sono immediatamente attivate chiedendo un’indagine al Garante della Privacy per capire se questi dati particolari possano essere utilizzati dal titolare del trattamento per usi non previsti dal GDPR.

FaceApp è la prima app che sta attirando l’attenzione sul trattamento dei dati, ma sono tante quelle di cui accettiamo l’informativa (conforme o meno al GDPR) e autorizziamo l’uso di foto, videocamera, microfono e geolocalizzazione.

Il dubbio resta: è più importante la privacy per gli utenti o vedersi invecchiati di 30 anni?

 

Safety Focus – Anno VI – Numero 5 – 25 luglio 2019

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