La Disneyland del rischio

di Franco MUGLIARI

 

Su “La Lettura”, inserto domenicale del Corriere della Sera di domenica 27 settembre, è apparso un interessante articolo di Federica Colonna dal titolo“Il lunapark per imparare a gestire i pericoli. Una sfida all’ossessione della sicurezza”.

L’articolo prende le mosse dal progetto di realizzazione, nella Corea del Sud, del Risk Theme Park, un parco tematico per esaltare il “potere educativo delle minacce”. L’idea di Hong Soon-min parte dalla convinzione che “un costante deficit di rischio affligge gli adulti contemporanei. Ossessionati dalla sicurezza abbiamo perso il piacere del pericolo e, a differenza dei bambini che lo sperimentano nel gioco, non siamo più capaci di metterci alla prova”.

Già Paul Watzlawick, nel suo libro “Di Bene in peggio – “Istruzioni per un successo catastrofico” sul rapporto tra l’essere umano, il pericolo e la sicurezza, scriveva: “Se in precedenza si era abbandonato alla vita con una sorta di fiducia originaria e di infantile innocenza, da quel momento in poi divenne una maniaco della sicurezza. Talvolta, tuttavia, egli stesso si chiedeva come mai si fosse sentito per tanto tempo sicuro e soddisfatto quando ancora non aveva riflettuto sula sicurezza, mentre ora, pur adottando in aggiunta alle sue ricerche, misure concrete per fronteggiare i pericoli che con crescente frequenza identificava, si sentiva sempre più insicuro”.

Ma torniamo al Risk Park Theme in cui il visitatore avrà modo di sperimentare incidenti simulati e imparare a reagire. “Nessuna lezione teorica sulla sicurezza, solo pratica del rischio, e  al posto delle tecniche di difesa, simulazioni pratiche della minaccia”.

Secondo l’autrice dell’articolo, la ragione per la quale dovremmo essere interessati a visitare il RPT, sarebbe la stessa per la quale amiamo i film horror, twittiamo le immagini degli uragani, ci fermiamo a guardare un incidente per strada.

Eric G. Wilson spiega come la curiosità verso i disastri abbia una funzione evolutiva: “essere ben informati riguardo al pericolo, anche potenziale, ci aiuta a sopravvivere…. non ci sentiamo mai così vivi come quando prendiamo parte a una calamità senza subirne, in concreto, le conseguenze”.

E ancora i ricercatori della Università della Pennsylvania, nel 2013 nel loro “Felice di essere triste” hanno scritto che “alle persone piace fare quello che la logica vieterebbe…”. Le esperienze negative, infatti, vengono trasformate in positive quando sappiamo di disporre di una rete di sicurezza. Gran parte del piacere risiederebbe poi nella sfida che il corpo, mettendosi in una condizione pericolosa, ingaggia con la mente. E vince.

La visionaria “Disneyland del pericolo” potrebbe essere completata nel 2021.

Nel frattempo potremmo invitare tutti a visitare l’Italia ed a fare un giro in alcune zone del “Bel Paese” in cui le minacce sono all’ordine del giorno e spesso si sono trasformate, e si trasformano, “realmente” in tragedia.

Tappe consigliate del “Tour del pericolo”: (suddivise per aree tematiche):
– Rischi ambientali: Porto Marghera, Seveso, Terra dei Fuochi;

– Incendi ed esplosioni: Aeroporto Fiumicino; Teatri La Fenice e Petruzzelli; ThyssenKrupp; Fabbrica fuochi d’artificio;

Terremoti: L’Aquila (soprattutto per vedere come si è intervenuti);

–  Crolli e franamenti: i viadotti in Sicilia, le strade di Napoli, Pompei, le Mura Aureliane o di Volterra;

Alluvioni: Genova, Rossano e Corigliano Calabro;

– Rischio in montagna e in mare: Le Alpi e il mar  Mediterraneo;

– Rischi stradali: La SS Romea e la Napoli-Caserta. Giorno consigliato: il sabato notte;

– Rischio infortuni sul lavoro: le campagne italiane (per quanto riguarda i trattori); i cantieri edili (per le cadute dall’alto);

– Rischio Malattie professionali: vedi rischi ambientali.

Capitolo a parte la “Sicurezza a scuola” che con il 60 % delle scuole italiane fuori norma (Censis), oltre al Liceo Darwin di Torino e alla scuola di San Giuliano, abbiamo
a disposizione moltissime sedi privilegiate per provare ad applicare le teorie che i ricercatori americani ci insegnano. Infatti le nostre scuole, più che fabbriche di cervelli, potremmo definirle dei veri e propri “centri di addestramento alla minaccia”. 


Siamo infine certi che se si organizzassero “Le olimpiadi del rischio”, l’Italia potrebbe candidare quale sede ospitante con buone probabilità di aggiudicazione.

 

Gli articoli di Franco Mugliari sono presenti anche sul blog: http://muglialafuria.blogspot.it/

 

Safety Focus – Anno II – Numero 17 – 17 Ottobre 2015