Amianto, il “killer silenzioso”

Gli aggiornamenti dagli studi dell’INAIL sulle patologie asbesto-correlate, la mappatura dei siti a rischio e le procedure di bonifica in atto

di Alessia BOLDRINI

 

L’INAIL ha pubblicato sul proprio sito web il “Dossier Amianto”, aggiornato con i dati della Relazione annuale 2014, presentata il 9 luglio 2015 a Montecitorio da Massimo De Felice, Presidente Inail. In breve, eccone i punti salienti.

 

Uso dell’amianto: un breve excursus storico

Resistenza, flessibilità e versatilità sono le proprietà che hanno reso l’amianto uno tra i materiali fibrosi più adoperati nella produzione industriale e civile, non solo nella costruzione degli edifici e nelle coperture dei tetti come noto, ma anche nelle coibentazioni di treni, autobus e navi, nelle vernici, negli elettrodomestici, nei rivestimenti delle condutture, nei cassoni dell’acqua. Purtroppo, questo utilizzo è stato massiccio a partire dagli anni ‘50 e ha visto un arresto solo a partire dai primi anni ‘90, a seguito del divieto sancito con la Legge n. 257 del 27 marzo 1992, “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto” (poi modificata).

 

Le aree a rischio: ex stabilimenti, zone di coibentazione e siti di stoccaggio

In base ad una mappatura ancora in via di elaborazione da parte di INAIL, Ministero dell’Ambiente e Regioni, sarebbero ben 34.000 i siti contaminati da amianto in Italia, una cifra destinata a crescere e dal carattere variegato: infatti essa comprende i centri interessati dalle diverse lavorazioni (su tutti, Casale Monferrato, sede per circa 80 anni della più grande fabbrica di cemento-amianto della Eternit; Bari e Pavia con diversi centri produttivi, Siracusa, Milazzo e Pistoia, sede di Breda Costruzioni Ferroviarie, Emarese per le miniere da amianto). Tuttavia non si dimentichino i porti di Genova, La Spezia, Monfalcone, Taranto, che hanno assistito per anni alle operazioni di coibentazione con la sostanza tossica all’interno dei cantieri navali.

Ma non è tutto: l’amianto bonificato deve pur essere smaltito e stoccato. Ebbene, trattandosi di rifiuto speciale data l’estrema pericolosità e volatilità, il DIT – INAIL (Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici) ha compiuto un lavoro certosino per distinguere le numerose tipologie di rifiuto, ben 100, attribuendo loro il giusto codice del Catalogo Europeo dei Rifiuti onde garantirne la corretta destinazione in discarica.

 

Patologie asbesto-correlate nella Relazione annuale 2014

Sono 1.736 le malattie professionali riconosciute attribuite alle polveri contenenti fibre di amianto, di cui 414 con esito mortale. Questi i dati riportati, tra gli altri, dalla Relazione annuale 2014:

– la gestione Industria e Servizi conta il maggior numero di casi: 1.708, di cui 408 mortali;

–  l’Agricoltura ne conta 8, di cui 1 mortale;

– lo Stato 20, di cui 5 mortali.

Tra i lavoratori, i più colpiti sono gli italiani: 1.725 (1.647 maschi e 78 femmine), di cui 411 casi mortali (rispettivamente 391 e 20) mentre, per ciò che concerne la localizzazione prevalente degli infortuni, il nord è il più colpito. Sul totale dei casi di malattia professionale riconosciuta e potenzialmente mortale (1.488), se ne contano 490 per silicosi e asbestosi.

 

La tutela degli operai addetti allo smaltimento dell’amianto

Ricorda l’INAIL che “La corretta attribuzione del codice di riferimento al rifiuto contenente amianto è fondamentale per migliorare la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori addetti (che debbono acquisire maggiore consapevolezza dei rischi durante le attività di bonifica e di gestione dei rifiuti negli impianti di smaltimento definitivo) e la tutela degli ambienti di vita per evitare che smaltimenti impropri o volutamente illegali in siti non idonei possano contaminare il territorio e la popolazione residente.”

È’ fondamentale impedire che l’inosservanza delle procedure per la corretta bonifica delle zone inquinate dalla fibra killer possa causare danni ai lavoratori esposti, il che costituirebbe un paradosso inaccettabile.  Si ricorda infine che l’INAIL mette a disposizione un fondo ad hoc per prestazioni aggiuntive (dal 2008), nonché indennizzi e benefici pensionistici (ai lavoratori esposti fino al 2003 per più di dieci anni alle fibre di asbesto). Inoltre interviene con vari progetti di informazione e formazione dei lavoratori.

 

Il dossier completo è consultabile al seguente indirizzo:

http://www.inail.it/internet/salastampa/SalastampaContent/PeriGiornalisti/DossierESpeciali/p/dettaglioDossiereSpeciali/index.html?wlpnewPage_contentDataFile=UCM_070917&_windowLabel=newPage

Per leggere la Relazione tecnica 2014, presentata il 09.07.2015, cliccare il link:

http://www.inail.it/internet/salastampa/SalastampaContent/NumerieStatistiche/archivioRapportiAnnualiNazionale/p/DettaglioRapportiAnnuali/index.html?wlpnewPage_contentDataFile=UCM_185223&_windowLabel=newPage

 

Safety Focus – Anno II – Numero 12 – 3 Agosto 2015