Formazione Fast Food

di Andrea TRESPIDI

 

Quando prendo l’Accordo Stato Regioni per controllare qualche informazione mi viene sempre in mente Sir Ken Robinson e il suo celebre TED talks. Questa è formazione standardizzata, formazione fast food.

Come facciamo a pretendere sicurezza sul lavoro se la formazione si deve allineare a un insegnamento standardizzato, fondata solo su alcuni aspetti nella convinzione che siano utili a contribuire al miglioramento della sicurezza, ma che non hanno creatività e, di fatto, banalizzano l’offerta formativa rendendola formazione da fast food, dove tutto è standardizzato, dove in ragione della velocità e dei bassi costi si sacrificano quelle eccellenze che invece potrebbero fare formazione a un livello da guida Michelin o da fare invidia a Master Chef.

Perché in un mondo di scelte libere la formazione sulla sicurezza del lavoro non deve essere una scelta libera?

Oggi ai lavoratori chiediamo flessibilità e capacità di adattamento, chiediamo un aumento cospicuo di creatività nell’approccio al lavoro e queste caratteristiche rappresentano per noi sia la fonte del nostro successo così come del nostro insuccesso, la teoria della Safety I e Safety II di Erik Hollnagel lo descrive bene, in futuro dovremo porre più attenzione ad analizzare i motivi per cui le cose vanno bene piuttosto che quelli per cui vanno male, perché nei sistemi moderni è ormai persa la linearità delle cause.

Scopriremo così che l’adattabilità ha forti correlazioni con le capacità intellettuali, con lo studio e con la forte conoscenza delle materie di base della professione. Dovremmo pertanto avere un approccio più creativo con la formazione, almeno avere comprensione delle diverse intelligenze, proporre modi diversi di risolvere i problemi, sviluppare le abilità. E non ci si arriva con la formazione fast food.

La formazione non deve diventare il business dell’obbligatorio, altrimenti tutti la vedono come una cosa senza valore, da sbrigare fast and cheaper, generando una richiesta che valorizza quel tipo di offerta. La formazione è dinamica, personalizzata, sartoriale. Non c’è un unico modo di insegnare, non ci sono argomenti che dominano sempre e comunque. Non c’è sempre la stessa strada e lo stesso punto di partenza.

La formazione è fatta dalle persone per le persone, non è un manufatto, non è solo denaro, non lo puoi vivere solo come un business. Ognuno di noi ha ambizioni e interessi, ma anche emozioni e sentimenti. Quando entri in un’aula devi vedere quei cuori, quelle famiglie, quelle reti di relazioni. Devi costruire una relazione che non è fatta di regole ma di fiducia, un rapporto che oggi incatenato dalle leggi ha bisogno di un approccio creativo, forse rivoluzionario.

E i rivoluzionari oggi ci sono, non è nemmeno così difficile trovarli. È semplicemente l’ora di seguirli.

Safety Focus – Anno III – Numero 5– 25 Aprile 2016