Nella Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, il nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro richiama l’attenzione su stress, orari eccessivi, insicurezza occupazionale, molestie e violenze: la prevenzione non può più fermarsi ai soli rischi fisici.
di Mario Stigliano
Il 28 aprile, Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, arriva con un dato che impone una riflessione profonda: oltre 840mila persone muoiono ogni anno per condizioni di salute collegate ai rischi psicosociali sul lavoro. A dirlo è l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che ha acceso i riflettori su un tema spesso sottovalutato, ma ormai centrale nella tutela della salute dei lavoratori: l’impatto dell’organizzazione del lavoro sulla mente, sul corpo e sulla vita delle persone.
Non si parla soltanto di stress in senso generico. Secondo il rapporto, tra i principali fattori di rischio rientrano orari di lavoro prolungati, precarietà, carichi eccessivi, squilibrio tra impegno richiesto e riconoscimento ricevuto, bullismo, violenze e molestie nei luoghi di lavoro. Elementi che possono generare ambienti dannosi, capaci di incidere non solo sulla salute mentale, ma anche su quella fisica, con effetti collegati in particolare alle malattie cardiovascolari e ai disturbi mentali, compreso il suicidio.
Il messaggio è chiaro: la sicurezza sul lavoro non può più essere intesa soltanto come prevenzione della caduta dall’alto, del rischio elettrico, dello schiacciamento o dell’esposizione ad agenti pericolosi. Questi rischi restano fondamentali, soprattutto nei cantieri e nei settori produttivi più esposti, ma accanto ad essi esiste una dimensione meno visibile e altrettanto concreta: quella del carico psicologico, della pressione organizzativa, della solitudine decisionale, della paura di perdere il lavoro, della mancanza di controllo sui ritmi e sulle condizioni operative.
Il rapporto evidenzia anche l’impatto economico e sociale di questi fenomeni: i rischi psicosociali determinano quasi 45 milioni di anni di vita sana persi ogni anno e una perdita stimata pari all’1,37% del PIL globale. In Europa, l’ILO indica oltre 112mila decessi, quasi 6 milioni di anni di vita sana persi e un impatto economico pari all’1,43% del PIL.
Tra i dati più significativi emerge quello sugli orari di lavoro: a livello globale, il 35% dei lavoratori lavora più di 48 ore alla settimana. La ricerca richiamata dal rapporto indica inoltre che lavorare 55 o più ore settimanali è associato a un aumento stimato del 35% del rischio di ictus e del 17% del rischio di morte per cardiopatia ischemica, rispetto a chi lavora tra 35 e 40 ore.
Un altro fronte riguarda violenze e molestie: il rapporto segnala che il 23% dei lavoratori nel mondo ha sperimentato almeno una forma di violenza o molestia durante la propria vita lavorativa, con la violenza psicologica come forma più diffusa.
Per il 28 aprile, questo richiamo assume un valore particolare. La Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro non può essere soltanto il momento del ricordo delle vittime degli incidenti più visibili. Deve diventare anche l’occasione per interrogarsi su ciò che consuma lentamente la salute dei lavoratori: ritmi insostenibili, organizzazioni disfunzionali, pressioni continue, assenza di ascolto, conflitti non gestiti, paura e isolamento.
La prevenzione, oggi, deve guardare all’intero sistema di lavoro. Significa progettare meglio le attività, distribuire correttamente i carichi, chiarire ruoli e responsabilità, garantire tempi compatibili con la salute, prevenire molestie e violenze, formare i dirigenti e i preposti anche alla gestione delle persone, non solo delle procedure.
Il dato dell’ILO non è soltanto una statistica globale. È un avvertimento. Ogni luogo di lavoro, dal cantiere all’ufficio, dall’officina alla fabbrica, deve chiedersi se sta davvero proteggendo le persone o se sta semplicemente misurando ciò che è più facile da vedere. Perché la sicurezza non riguarda solo il corpo che cade, si ferisce o si ammala per un’esposizione materiale. Riguarda anche la mente che cede, il cuore che si affatica, la dignità che viene compressa, la vita che si consuma dentro un’organizzazione del lavoro sbagliata.
Safety Focus – Anno XII – Numero 11 – 28 aprile 2026



