La sicurezza non deve essere delega, ma deve essere la governance delle aziende che lavorano nei cantieri
La sicurezza sul lavoro non è (solo) un tema tecnico, né un capitolo da affidare a procedure e figure “di supporto”. È una scelta di governo. Con questo taglio arriva su YouTube la seconda puntata di “Sicurezza Strategica”, il format condotto da Mario Stigliano, intitolata “Il manager e la responsabilità”. L’episodio è già disponibile online e mette al centro un messaggio netto: quando la sicurezza diventa davvero “strategica”, la prima domanda non è che DPI compriamo, ma chi decide, come decide e con quali priorità.
Nel racconto pubblico degli infortuni e delle tragedie sul lavoro, spesso l’attenzione si ferma all’ultimo anello della catena: l’errore operativo, la distrazione, la manovra sbagliata, l’“imprudenza”. Ma la puntata di Stigliano sposta l’inquadratura: prima dell’evento, esiste un ecosistema fatto di scelte organizzative, pressioni sui tempi, budget, appalti e subappalti, criteri premianti, comunicazione interna.
È qui che entra in scena la figura del manager, soprattutto quando parliamo di C-level e dirigenti: persone che non sono in cantiere ogni giorno, ma che definiscono obiettivi, priorità e cultura aziendale. L’episodio affronta proprio questo punto: le responsabilità manageriali in ambito sicurezza e il rischio di scivolare in una narrazione di facciata, ciò che Stigliano richiama come “safety washing”.
Il titolo è programmatico: “responsabilità” non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana. Nel lessico aziendale moderno abbondano le parole giuste—“valori”, “benessere”, “people first”, “zero infortuni”—ma la puntata invita a guardare oltre lo slogan, verso le prove concrete.
Perché, in un’organizzazione, la sicurezza prende forma in scelte misurabili:
- come vengono pianificati tempi e turnazioni;
- quali KPI pesano davvero nelle valutazioni (produttività vs prevenzione);
- se la segnalazione di un near miss è premiata o punita;
- se l’HSE ha potere decisionale o solo compiti “di controllo” a valle;
- come vengono gestiti appalti e catene di fornitura.
È in questo spazio che la responsabilità manageriale diventa reale: non solo nel “supportare” la sicurezza, ma nel renderla compatibile (o incompatibile) con il modo in cui si fa business.
Uno dei passaggi più attuali dell’episodio è l’allerta sul safety washing: la sicurezza usata come etichetta reputazionale, come asset comunicativo, come pagina bella del sito e post celebrativo dopo l’audit. Una sicurezza che “si racconta” bene, ma che fatica a trasformarsi in decisioni difficili: fermare un’attività, rivedere una programmazione, accettare ritardi e costi pur di ridurre un rischio.
Il punto non è demonizzare la comunicazione (che è parte della cultura), ma chiedere coerenza: se la leadership parla di sicurezza, deve dimostrarla quando è scomoda.
“Il manager e la responsabilità” funziona come una lente: invece di chiedere solo cosa non ha fatto l’operatore, chiede cosa ha costruito l’organizzazione perché quell’errore diventasse possibile. È il passaggio dalla sicurezza “operativa” alla sicurezza “strategica”: la prevenzione non come obbligo da rispettare, ma come sistema da governare.
Ed è un cambio di prospettiva che parla a più pubblici insieme:
- ai manager, perché li mette davanti al tema della responsabilità non delegabile;
- agli HSE, perché riconosce il limite di un approccio solo documentale se non c’è leadership;
- alle imprese e ai committenti, perché richiama la filiera e il peso delle scelte contrattuali;
- a chi lavora sul campo, perché spiega che la sicurezza non si esaurisce nel “stai attento”.
Dove vederla
La puntata “Sicurezza Strategica EP2 – Il manager e la responsabilità” è pubblicata su YouTube sul canale di Mario Stigliano.
Safety Focus – Anno XIII – Numero 1 – 14 gennaio 2026



