Al Summit 2025 di Bilbao, il direttore esecutivo di EU-OSHA richiama l’Europa: rischi psicosociali in crescita, serve una nuova cultura della prevenzione nell’era digitale.
di Mario Stigliano
La trasformazione digitale sta cambiando il lavoro in Europa, ma senza una forte cultura della prevenzione rischia di lasciare sul campo nuove forme di stress, ansia e isolamento. È il messaggio lanciato a Bilbao da William Cockburn, direttore esecutivo dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), intervenuto alla sessione inaugurale del Summit “Healthy Workplaces – Safe and healthy work in the digital age 2023–2025”.
Davanti a una platea di rappresentanti istituzionali, parti sociali ed esperti di sicurezza sul lavoro, Cockburn ha sottolineato come la campagna europea dedicata all’era digitale non si chiuda con un semplice bilancio, ma apra un nuovo ciclo di responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e lavoratori.
Nel suo intervento, il direttore EU-OSHA ha ricordato che le tecnologie digitali – piattaforme, telelavoro, realtà aumentata e virtuale, intelligenza artificiale – stanno ridisegnando i processi produttivi e l’organizzazione del lavoro.
Da un lato, ha spiegato, offrono opportunità importanti:
- riprogettare compiti e carichi di lavoro,
- automatizzare attività ripetitive o usuranti,
- utilizzare robotica e algoritmi per gestire ambienti ad alto rischio,
- intervenire in modo più mirato sulla prevenzione grazie all’analisi dei dati.
Dall’altro, stanno emergendo nuovi rischi di natura psicosociale: percezione di perdita di autonomia, sovraccarico legato alla reperibilità continua, isolamento dovuto al lavoro a distanza, confini sempre più sfumati tra vita professionale e vita privata.
“Se non li affrontiamo in tempo – è l’allarme emerso dal discorso – questi rischi sono destinati a crescere nei prossimi anni, come evidenziano i rapporti dell’Agenzia. E insieme allo stress vediamo aumentare disturbi del sonno, ansia, depressione e altri problemi di salute correlati al lavoro”.
Cockburn ha insistito su un punto chiave: la prevenzione non può limitarsi al rispetto formale delle norme, ma deve diventare cultura diffusa in tutte le organizzazioni.
Le campagne europee e nazionali, ha sottolineato, hanno proprio lo scopo di allargare lo sguardo:
non solo evitare infortuni fisici, ma prendersi cura anche della salute mentale ed emotiva delle persone che lavorano.
Un lavoro dignitoso, ha ricordato, “per definizione deve essere un lavoro sicuro”.
Da qui l’importanza di:
- coinvolgere tutti gli attori sociali,
- integrare i rischi psicosociali nelle strategie di prevenzione,
- sviluppare strumenti concreti per monitorare la “salute digitale” dei luoghi di lavoro.
Esperienze come quelle portate avanti nei Paesi Baschi – con iniziative dedicate al diritto alla disconnessione, applicazioni per avvicinare la sicurezza ai cittadini, strumenti per valutare l’impatto del lavoro digitale – vengono indicate come buone pratiche da valorizzare in prospettiva europea.
Uno dei temi centrali toccati dal direttore di EU-OSHA è il diritto alla disconnessione.
L’analisi dei dati raccolti in questi anni mostra infatti che la trasformazione digitale ha spesso prodotto una disponibilità “h24”, con lavoratori costantemente raggiungibili tramite mail, chat e piattaforme interne.
Secondo Cockburn, non si tratta solo di definire nuove regole, ma di cambiare mentalità:
- chiarire orari e limiti di reperibilità,
- formare i manager a un uso responsabile degli strumenti digitali,
- promuovere messaggi pubblici che aiutino persone e aziende a “disconnettersi per imparare a connettersi meglio”.
La digitalizzazione, insomma, non può significare tempo di lavoro infinito né invasione sistematica nella vita privata.
In chiusura, il direttore di EU-OSHA ha lanciato un appello a continuare il lavoro iniziato con la campagna sui luoghi di lavoro digitali, non come un capitolo chiuso, ma come un punto di partenza.
L’impegno – ha sottolineato – è quello di non lasciare indietro nessuno in questa transizione:
né i lavoratori meno digitalizzati, né i settori più esposti, né le piccole e medie imprese che spesso faticano a dotarsi di strumenti adeguati.
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Safety Focus – Anno XII – Numero 24 – 3 dicembre 2025



