Pérez Rey: “L’Europa non può tornare indietro sulla sicurezza sul lavoro”

Al Summit EU-OSHA il segretario di Stato al Lavoro spagnolo richiama Bruxelles: “Basta parlare solo di semplificazione normativa, la priorità sono i diritti e la salute dei lavoratori”

di Mario Stigliano

Bilbao – Dal palco del Summit EU-OSHA a Bilbao, Joaquín Pérez Rey, segretario di Stato al Lavoro e all’Economia sociale del Governo spagnolo, ha firmato uno degli interventi più politici e diretti della giornata. Un discorso che è insieme un ringraziamento all’Europa per i progressi fatti in materia di sicurezza sul lavoro e un avvertimento: non è il momento di fare marcia indietro.

Davanti ai rappresentanti dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, alle istituzioni basche e nazionali e al mondo della prevenzione, Pérez Rey ha rivendicato il ruolo decisivo dell’Unione europea nello sviluppo delle normative che hanno migliorato la salute e la sicurezza in milioni di luoghi di lavoro.

“Molti dei passi avanti che abbiamo fatto in questi anni – ha ricordato – sarebbero stati impossibili senza l’impulso dell’Europa e dell’EU-OSHA”. Proprio pochi giorni fa, ha sottolineato, il Consiglio EPSCO a Bruxelles ha discusso la nuova direttiva sugli agenti cancerogeni: un esempio concreto di come l’UE continui a incidere in questo campo.

Il passaggio più critico del suo intervento è stato rivolto a una certa deriva del dibattito comunitario. Pérez Rey ha espresso preoccupazione per una Commissione europea sempre più concentrata sul tema della “semplificazione normativa”, spesso invocata dalle imprese, e meno sul rafforzamento dei diritti sociali.

“L’Europa – ha ammonito – non ha ancora completato la sua vera dimensione sociale, e già qualcuno sembra pensare a tornare indietro. La semplificazione normativa non può, in nessun caso, intaccare ciò che abbiamo conquistato in materia di sicurezza e salute sul lavoro”.

In questo quadro, ha citato con tono critico il recente dibattito sull’inclusione dell’isoprene nella direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni: discussioni che, a suo avviso, “non sono degne dell’Europa” se mettono in secondo piano la tutela della salute rispetto ad altre pressioni.

Il messaggio alle istituzioni comunitarie è stato esplicito:

“Serve coraggio. Coraggio all’Agenzia europea e a tutte le istituzioni UE per continuare a fare passi avanti, non per fermarsi o arretrare. La sicurezza e la salute sul lavoro devono essere un vero diritto fondamentale, anche nei nuovi contesti digitali”.

Pérez Rey ha riconosciuto il grande successo della campagna europea “Ambienti di lavoro sani e sicuri nell’era digitale”, alla quale la Spagna ha contribuito con oltre 60 iniziative in tre anni.

La tecnologia, ha sottolineato, può essere un’alleata straordinaria:

  • può eliminare lavori pericolosi o degradanti,
  • migliorare la prevenzione grazie a sensori, analisi dati e dispositivi intelligenti,
  • supportare i lavoratori in ambienti ad alto rischio.

Il peggior modo di affrontarla, ha detto, è il “luddismo tecnologico”, cioè il rifiuto istintivo dell’innovazione. Al contrario, la sfida è governare la tecnologia perché liberi le persone dai lavori peggiori e non diventi una nuova fonte di sfruttamento.

Per questo ha insistito su due parole chiave:

  • disconnessione digitale,
  • trasparenza algoritmica.

Durante la presidenza spagnola del Consiglio dell’UE, Madrid ha provato a chiudere un accordo europeo sul diritto alla disconnessione digitale. Il tentativo non è andato in porto, ma Pérez Rey non considera la partita chiusa.

Ha lanciato un appello diretto alle parti sociali europee – sindacati e organizzazioni datoriali – perché tornino al tavolo del dialogo e riprendano il negoziato.

Nell’epoca dell’iperconnessione, ha ricordato, “le giornate lavorative interminabili, i cellulari che non smettono di squillare, le mail che arrivano a ogni ora” sono uno dei principali fattori che compromettono benessere, salute e sicurezza.

L’obiettivo è chiaro:

  • limitare la reperibilità continua,
  • fissare confini netti tra tempo di lavoro e tempo di vita,
  • fare del diritto alla disconnessione un pilastro della prevenzione dei rischi psicosociali.

Il segretario di Stato ha ricordato che la Spagna è stata tra i primi Paesi a dotarsi di una legge per regolamentare il lavoro su piattaforme digitali, in particolare nel settore del food delivery: la cosiddetta “Ley Rider”, considerata un’anticipatrice della direttiva europea oggi in discussione.

“Chi attraversa le nostre città in bici o in scooter – ha detto – deve avere tutti i diritti derivanti da una vera relazione di lavoro, inclusa la piena tutela della sicurezza e della salute”.

Ma il fronte aperto non riguarda solo i rider: in Spagna un lavoratore su tre è già soggetto a gestione algoritmica.

Per questo il Governo ha riconosciuto alle rappresentanze sindacali il diritto di sapere:

  • quali algoritmi vengono usati,
  • come incidono sull’organizzazione del lavoro,
  • quali effetti possono avere sulla sicurezza, sulla salute e sui carichi di lavoro.

È il tema della trasparenza algoritmica, destinato a diventare sempre più centrale nelle politiche di prevenzione, soprattutto sul versante dei rischi psicosociali.

Una parte significativa del discorso è stata dedicata a una dimensione nuova ma ormai ineludibile: l’impatto del cambiamento climatico sulla sicurezza e la salute sul lavoro.

La Legge spagnola sulla prevenzione dei rischi – che ha appena compiuto 30 anni – è in fase di profonda riforma proprio per includere:

  • gli effetti dei fenomeni climatici estremi,
  • la gestione dei colpi di calore,
  • nuovi diritti legati alla protezione in caso di eventi meteorologici eccezionali.

Pérez Rey ha ricordato le drammatiche inondazioni che un anno fa hanno colpito la zona di Valencia: “Non è stata solo una tragedia ambientale e umana, ma anche un grande incidente di lavoro: molte persone sono morte andando o tornando dal lavoro, o restando intrappolate sul posto di lavoro”.

Da qui una serie di misure innovative:

  • i permessi climatici, che consentono di non recarsi al lavoro quando l’integrità fisica è a rischio;
  • il diritto dei rappresentanti dei lavoratori a ricevere informazioni sui rischi derivanti da eventi climatici estremi;
  • l’obbligo di inserire protocolli specifici nei contratti collettivi.

Sul tema dei colpi di calore, la Spagna ha introdotto l’obbligo di modificare o adattare gli orari di lavoro quando le temperature diventano estreme.

Non è un caso che una delle imprese presenti al Summit verrà premiata per l’uso di braccialetti intelligenti in grado di monitorare in tempo reale la temperatura corporea dei lavoratori: un esempio concreto di uso positivo della tecnologia per salvare vite.

La riforma della Legge sulla prevenzione, ha spiegato Pérez Rey, punta anche a:

  • integrare pienamente la prospettiva di genere, riconoscendo che rischi, esposizioni e impatti non sono uguali per uomini e donne;
  • inserire la dimensione digitale – dalla disconnessione alla gestione algoritmica – nel cuore delle politiche di prevenzione;
  • estendere la tutela a collettivi storicamente esclusi, come i lavoratori delle piattaforme non riconosciuti e le lavoratrici domestiche.

Su queste ultime, l’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro ha già messo online uno strumento gratuito per la valutazione dei rischi nelle case, affiancato da programmi di formazione gratuita per datori di lavoro e lavoratrici.

L’obiettivo è arrivare al 2026, anno che la Spagna vuole dedicare interamente alla sicurezza e salute sul lavoro, con la nuova legge approvata e operativa.

In chiusura, Joaquín Pérez Rey ha ribadito che la sfida è chiara: fare in modo che l’Europa resti il luogo del mondo dove si lavora con diritti e in condizioni sane, anche nel pieno delle transizioni verde e digitale.

Non un’Europa che arretra dietro lo slogan della semplificazione, ma un’Europa che continua a guidare – con coraggio – il cammino verso un lavoro più sicuro, più giusto e più umano.

#EUOSHASummit #EUhealthyworkplaces

Safety Focus – Anno XII – Numero 24 – 3 dicembre 2025