Mario Stigliano e Gabriele Gascòn mettono a nudo il vero rischio nei cantieri: la filiera di fornitori e subappalti che “sfarina” responsabilità, qualità e sicurezza e spiegano perché la scelta dell’impresa è già prevenzione.
In un cantiere non è solo “chi lavora” a fare la differenza: spesso è chi scegli a determinare se un progetto resta sotto controllo o diventa una miccia pronta ad accendersi.
L’episodio 6 del podcast Sicurezza Strategica mette la lente su un tema che in Italia viene ancora trattato troppo spesso come un dettaglio amministrativo: appaltatori, fornitori e subappalti.
Mario Stigliano introduce la puntata partendo da un concetto netto: un fornitore sbagliato può trasformarsi in una tragedia e, soprattutto, non puoi permetterti di restare “bloccato” su un unico nome in tutti i cantieri; la possibilità di switchare quando serve diventa una misura di sicurezza vera, non un capriccio organizzativo.
A discuterne con lui c’è Gabriele Gascòn, architetto e CEO di Gascòn Group, realtà svizzera che opera nella progettazione e ristrutturazione di hotel di alta gamma: un punto di vista interessante perché arriva da un settore dove qualità, tempi e immagine contano, ma dove proprio per questo il rischio di “fare scelte di pancia” — o peggio, scelte solo di prezzo — è sempre dietro l’angolo. Gascon sposta subito l’attenzione: la “pancia” può essere un istinto cieco quando coincide col “costa meno”, ma può anche essere esperienza quando deriva da cantieri condivisi e da valori allineati nel tempo; il problema è che l’equilibrio non è mai solo economico, perché nell’hospitality devi mettere a sistema qualità, sicurezza, sostenibilità economica e risultato estetico, con un occhio al ROI finale. Ed è qui che la puntata diventa concreta: scegliere un’impresa che non conosci significa ereditare una catena di rischi — valori diversi sulla sicurezza, pratiche opache, e soprattutto subappalti che si moltiplicano “a marcia”, frazionando lavorazioni e responsabilità — finché, quando si riducono i soldi, si riducono anche qualità e tutela delle persone.
Gascon descrive la risposta organizzativa che nel loro lavoro cercano di imporre a monte: nei contratti, racconta, vietano il subappalto, chiedono persone certificate e controlli puntuali su chi entra in cantiere, perché la filiera non è un dettaglio: è il posto dove può annidarsi il problema che poi esplode. Stigliano incalza su un punto che chiunque abbia visto una gara d’appalto riconosce: spesso chi gestisce acquisti e contratti guarda solo il numero finale, e lì la consulenza tecnica — architetto o ingegnere che conosce tempistiche, materiali, criticità — diventa la differenza tra una scelta “abbagliata” e una scelta consapevole, capace di anticipare i problemi prima che diventino mail, raccomandate, contenziosi e caos di direzione lavori. Nel mezzo emerge un passaggio che suona come un termometro culturale: il tema del caporalato e dello sfruttamento. Stigliano lo cita come “parte peggiore” che può accadere nei cantieri, legata al ricatto economico sui lavoratori, e chiede a Gascon com’è la situazione in Svizzera; la risposta è secca: “no”, non in quel modo. Il dialogo però non si ferma alla dichiarazione: Gascon spiega che esistono tutele concrete, contratti collettivi “ferrei”, un senso di corresponsabilità tra lavoratori, e soprattutto un organo statale a cui anche i datori di lavoro si rivolgono in caso di dubbi, in un clima che — pur con controlli — è fondato su diritto e buona fede. Anche le regole operative vengono raccontate con esempi semplici: lavorare il sabato è vietato salvo autorizzazioni e, se chiedi, possono arrivare controlli in cantiere su contributi, liste, requisiti.
“Il fornitore lo scegli prima: se sbagli lì, il cantiere diventa una bomba a orologeria.” Mario Stigliano
Non è burocrazia: è un sistema che, indirettamente, tutela anche l’integrità fisica, perché orari e riposi non sono “comfort” ma prevenzione, visto che tanti incidenti nascono da turni massacranti. Il confronto Italia–Svizzera si fa ancora più tagliente quando Stigliano porta una scena da “ritorno” raccontata spesso da lavoratori italiani rientrati dal confine: formazione chiara, regole pratiche, cantieri già impostati per lavorare in sicurezza; e poi l’immagine opposta, citata come episodio recente, di un lavoratore morto per il freddo in un container di cantiere.
Da lì la provocazione: in Svizzera riscaldate i cantieri? Gascon risponde che dipende dai contesti, ma che coperture, gestione del microclima, aspirazione polveri, prassi per lavorazioni speciali non sono fantascienza: sono buone pratiche, così come l’attenzione su esposizioni e contaminanti, amianto compreso.
“Quando la filiera si spezza in subappalti, si spezza anche la responsabilità: e la sicurezza paga il prezzo.” Gabriele Gascòn
Il punto non è idealizzare un Paese: il punto, come chiude Stigliano, è che basta guardare “dall’altro lato del confine” per trovare spunti immediatamente applicabili, perché la sicurezza è fatta anche di azioni piccole e quotidiane che cambiano la vita delle persone. La puntata finisce con una frase che diventa sintesi e chiamata alla responsabilità: dietro ogni costruzione ci sono le persone che mettono le mani, e il valore vero — per i manager e per chi decide — è lì. Non negli sconti strappati, non nelle scorciatoie di filiera, non nella catena di subappalti che diluisce tutto, ma nella capacità di progettare e governare il cantiere come un team che arriva a fine lavoro con un risultato bello, sì, ma soprattutto con tutti che tornano a casa.
Safety Focus – Anno XII – Numero 6 – 6 marzo 2026


