Dalla crescita degli impianti di accumulo al cantiere: l’intervista a Mario Stigliano sui rischi reali, il commissioning ed alcuni accorgimenti che evitano incidenti
Dall’ultimo anno i BESS (Battery Energy Storage Systems) stanno diventando uno dei pilastri della transizione energetica in Italia. Parliamo di impianti di accumulo a batterie – spesso in configurazione “containerizzata” – che integrano moduli batteria, PCS/inverter per la conversione DC/AC, trasformatori e sistemi di controllo (SCADA). In pratica: non “producono” energia, ma la accumulano e la spostano nel tempo e la rendono disponibile quando serve, contribuendo a stabilizzare una rete sempre più alimentata da rinnovabili non programmabili.
La crescita non è solo percezione: secondo l’elaborazione di ITALIA SOLARE su dati Gaudì–Terna, al 30 settembre 2025 risultavano connessi in Italia 848.814 sistemi di accumulo elettrochimici, per 17.416 MWh di capacità e 7.068 MW di potenza.
È in questo scenario – impianti in rapida diffusione e sempre più strategici per la stabilità del sistema – che la sicurezza in fase di costruzione e soprattutto di commissioning/avviamento diventa un tema cruciale. Perché un BESS può sembrare “semplice” a livello civile, ma è un impianto dove convivono rischi tradizionali di cantiere e rischi impiantistici ad alta criticità (elettrici, atex, incendio), spesso proprio nei momenti in cui la pressione dei tempi spinge verso scorciatoie.
Per approfondire il tema dei cantieri BESS abbiamo intervistato Mario Stigliano di SICURATIVO, azienda che ha seguito i principali cantieri del più grande produttore italiano, affermandosi la prima realtà a gestire e coordinare la sicurezza in questi nuovi impianti.
D. Mario, i BESS vengono spesso percepiti come impianti “semplici”: piazzali, container, cavi e poco altro. È davvero così dal punto di vista della sicurezza?
R. “No, ed è proprio questo il problema. La semplicità apparente abbassa l’attenzione. Un BESS è un impianto dove convivono contemporaneamente rischio elettrico, rischio incendio, logiche di automazione, lavori civili e interferenze di molte imprese. In più c’è una fase critica che viene sottovalutata: l’avviamento. È lì che un errore piccolo diventa un evento grande.”
D. Qual è l’errore più comune che hai visto nei cantieri BESS?
R. “Trattare la sicurezza come un allegato, non come una strategia di progetto. Nei BESS la sicurezza va progettata insieme alle fasi di lavoro, alle interferenze, alla sequenza di energizzazione, ai permessi e alle procedure di emergenza. Se arrivi in commissioning con documenti “a posto” ma senza un sistema che governi davvero le attività, sei fragile.”
D. Quali sono i rischi principali nella fase di costruzione “classica” (civili e montaggi)?
R. “Ci sono i rischi tradizionali dei cantieri: scavi, movimentazioni, sollevamenti, mezzi in manovra, interferenze tra imprese. Ma nei BESS questi rischi convivono presto con attività impiantistiche: posa cavi in quantità importanti, quadri, trasformatori, collaudi. Il salto di rischio avviene quando iniziano i collegamenti e i test: cambia la natura del pericolo.”

D. Quindi il vero “punto caldo” è l’avviamento?
R. “È uno dei punti più delicati. In commissioning hai persone diverse (fornitori, tecnici, vendor) che lavorano in parallelo, spesso con pressioni di tempo. Ci sono prove funzionali, energizzazioni progressive, test su sistemi di protezione e controllo. Serve un governo ferreo: ruoli chiari, permessi di lavoro, sequenze autorizzate, aree interdette, comunicazione strutturata.”
D. Parliamo di rischio elettrico: cosa cambia in un cantiere BESS rispetto ad altri impianti?
R. “Cambia la densità e la complessità. Hai potenze rilevanti, componenti in DC e AC, parti di BT, MT e AT, sistemi di conversione, protezioni, scenari di guasto che devono essere compresi. La cosa che ripeto sempre è: il rischio elettrico non è solo ‘contatto diretto/indiretto’. È anche arco elettrico, manovre, errori di configurazione, energizzazioni inattese, assenza di lockout/tagout e controllo delle fonti.”
D. E sul fronte incendio?
R. “Qui serve chiarezza: le batterie non sono un serbatoio, ma hanno dinamiche proprie. Esistono scenari emergenziali di runaway termico, propagazione, rilascio di gas. In cantiere questo si traduce in: regole su distanziamento dei container, gestione degli accessi, divieti e controlli su attività, procedure di emergenza realistiche, coordinamento con antincendio e con chi gestirà l’impianto.”
D. Le interferenze tra imprese e fornitori nei BESS sono spesso più frammentate. Come si gestiscono?
R. “Con regole semplici, ma non negoziabili e un sistema di coordinamento che non sia solo riunione. Io lavoro molto su: matrice delle responsabilità (chi fa cosa, chi autorizza), regole di ingresso, permessi di lavoro, gestione delle aree, pre-job check, stop work. Se cambia una sequenza di test o arriva un team nuovo, devi assorbirlo senza perdere controllo. Inoltre, ci sono molti lavoratori stranieri in quanto i sistemi di accumulo sono progettati e costruiti in Cina, questo introduce altri rischi legati alla lingua e alla comprensione delle istruzioni.”
D. Dal tuo punto di vista, cosa deve fare un CSE in un cantiere BESS per essere davvero efficace?
R. “Deve essere presente sul campo, ma soprattutto deve governare i momenti critici: energizzazioni, prove, attività a caldo, movimentazioni pesanti, interferenze. E deve pretendere qualità: piani di lavoro concreti, procedure attuabili, addestramento reale. Il CSE non può limitarsi alla conformità formale: deve anticipare gli scenari. Ma tutto questo senza il supporto del Committente diventa molto difficile.”
D. Che ruolo hanno i tempi e la pressione di consegna negli incidenti o quasi-incidenti?
R. “Enorme. La pressione di consegna porta scorciatoie: accessi non controllati, manovre senza coordinamento, permessi saltati, briefing ridotti. È lì che la routine diventa il nemico. La differenza la fa il management del committente: se la leadership accetta compromessi sulla sicurezza, prima o poi paghi il conto.”
D. Ultima: in una frase, qual è la tua idea di sicurezza nei BESS?
R. “La sicurezza non è un requisito: è un sistema di controllo del rischio che deve funzionare soprattutto quando tutti hanno fretta.”
I cantieri BESS cresceranno ancora perché l’accumulo è una leva chiave per integrare le rinnovabili e rendere la rete più stabile e flessibile. Proprio per questo, la sicurezza non può restare “documentale”: nei BESS la differenza la fa la capacità di governare le fasi critiche (energizzazioni, test, commissioning), gestire le interferenze e preparare emergenze realistiche.
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Safety Focus – Anno XII – Numero 1 – 14 gennaio 2026



