Il caporalato nei cantieri

Il caporalato non è più un fenomeno relegato alle campagne agricole del Sud Italia. Oggi si insinua anche tra le impalcature e i ponteggi delle nostre città, nei grandi cantieri di ricostruzione e persino nei moderni impianti di energie rinnovabili. È questo il tema della seconda puntata della serie Cantieri Criminali, condotta da Mario Stigliano, ingegnere e divulgatore impegnato da anni sul fronte della sicurezza nei cantieri.
La puntata si apre con un viaggio dentro le modalità di reclutamento: a Milano, operai arruolati via chat e pagati 5 euro l’ora, senza contributi né tutele. All’alba, in piazze di provincia, uomini provenienti da Albania, Marocco, Egitto, Romania e Africa subsahariana attendono in silenzio l’arrivo dei furgoni. Non c’è contratto né formazione: solo lavoro precario, pericoloso e invisibile.
Il racconto prosegue con alcuni casi giudiziari emblematici. In Toscana, l’inchiesta “Cemento Nero” ha portato a condanne definitive per intermediazione illecita e sfruttamento: turni estenuanti, 5 euro l’ora e alloggi fatiscenti. Nelle zone terremotate delle Marche, la ricostruzione post-sisma è stata per molti operai un inferno: 14 ore di lavoro al giorno per 50 euro, container sovraffollati e nessuna protezione individuale.
Liguria, Lombardia, Veneto, Puglia: nessuna regione sembra immune. A Genova e La Spezia, oltre 150 operai costretti a turni massacranti e stipendi dimezzati. Nel Bresciano, manodopera in nero per 30 euro al giorno destinata a cantieri di lusso. In Salento, 150 lavoratori africani sfruttati negli impianti fotovoltaici. Ovunque la stessa logica: riduzione dei costi a scapito della vita e della sicurezza delle persone.

Ovunque la stessa logica: riduzione dei costi a scapito della vita e della sicurezza delle persone. Il caporalato non è solo sfruttamento economico: è una minaccia diretta alla sicurezza sul lavoro. Chi lavora senza contratto non riceve formazione, non dispone di dispositivi di protezione individuale e non è coperto da assicurazione. Se cade da un ponteggio o rimane vittima di un incidente, spesso non esiste traccia del suo impiego. “Ogni contratto falso, ogni casco mancante, ogni subappalto opaco è una scelta che mette il profitto davanti alla dignità umana”, sottolinea Stigliano. La puntata affronta anche le evoluzioni del fenomeno. Oggi, con l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti, i caporali accompagnano i lavoratori in banca per aprire conti correnti e farsi consegnare bancomat e PIN. Gli stipendi risultano regolari, ma i soldi finiscono comunque nelle mani degli sfruttatori. Il verdetto è netto: il caporalato nei cantieri non è lavoro, è schiavitù moderna. Una forma di criminalità organizzata che toglie diritti, riduce la sicurezza e cancella la dignità dei lavoratori. La lezione della puntata è chiara: senza legalità non esiste sicurezza.

Combattere il caporalato significa salvare vite e restituire giustizia a chi ogni giorno costruisce, nel silenzio, i luoghi dove viviamo.

Safety Focus – Anno XII – Numero 20 – 30 settembre 2025