Salute mentale, fiducia e dialogo sociale: così si chiude il Summit EU-OSHA di Bilbao

Cockburn, Romani e De Meester tracciano la rotta per la prossima campagna europea sui rischi psicosociali

di Mario Stigliano

La trasformazione digitale del lavoro ha aperto il Summit 2025 di EU-OSHA, ma è la salute mentale ad averlo chiuso. Nella sessione finale, dedicata ai rischi psicosociali, tre voci chiave del dialogo sociale europeo – William Cockburn (direttore esecutivo di EU-OSHA), Giulio Romani (segretario confederale della CES) e Kris De Meester (presidente del gruppo Salute e sicurezza di Business Europe) – hanno fissato le priorità per il dopo-campagna “Safe and healthy work in the digital age”.

Al centro, un messaggio semplice e potente: non c’è buona salute mentale senza lavoro dignitoso, organizzato in modo equo e umano.

 “Il lavoro dignitoso è la base della salute mentale” (William Cockburn)

Aprendo il confronto, William Cockburn ha ricordato come, in tutte le sessioni del Summit, il filo rosso sia stato duplice: da un lato le opportunità delle nuove tecnologie; dall’altro l’esplosione dei rischi psicosociali – stress, ansia, isolamento, confini sempre più sfumati tra lavoro e vita privata.

La ricerca dell’Agenzia mostra chiaramente, ha sottolineato, che lavoro di qualità e salute mentale positiva sono inseparabili. Ma un ostacolo cruciale resta lo stigma: parlare di disagio psicologico, soprattutto in azienda, è ancora un tabù in molti Paesi europei.

Le indagini EU-OSHA evidenziano forti differenze tra Stati membri proprio su questo punto. Per Cockburn, però, questa non è solo una criticità: è anche una buona notizia. Dove lo stigma è più basso, esistono già esperienze, politiche e prassi trasferibili. “L’obiettivo della prossima campagna – è il messaggio – sarà proprio imparare da chi ha fatto passi avanti e diffondere queste pratiche in tutta Europa”.

 “Non è solo un rischio, è l’organizzazione del lavoro” (Kris De Meester)

Dal fronte dei datori di lavoro, Kris De Meester ha scelto di partire da un dato personale: lavora sul tema dello stress lavoro-correlato da oltre venticinque anni, “molto prima che diventasse di moda”. Per questo non ha esitazioni: i rischi psicosociali sono una priorità per le imprese, non un tema marginale.

Ma mette in guardia da un errore di prospettiva: limitarsi a una logica puramente “risk based”. Non si tratta di un rischio come gli altri da aggiungere alla checklist, bensì del cuore stesso dell’organizzazione del lavoro.

I messaggi chiave che De Meester vorrebbe vedere nella campagna EU-OSHA sono chiari:

“Riguarda tutti”: nessun datore di lavoro può dire “da noi non è un problema”; l’equilibrio può esserci oggi e saltare domani.

Non solo eliminare pericoli, ma costruire contesti in cui le persone possano “essere in grado e avere la volontà di fare bene il proprio lavoro”.

Equilibrio dinamico tra persona e lavoro: talenti, valori e aspirazioni del lavoratore da un lato; carichi, ritmi, autonomia, relazioni e condizioni contrattuali dall’altro.

Per arrivarci, De Meester individua alcune leve essenziali: dialogo tra management e lavoratori, coinvolgimento reale delle persone, fiducia e rispetto reciproco. Senza questi ingredienti, dice, nessuna valutazione del rischio regge.

Emblematica la sua riflessione finale: anche in un ambiente dove “tutti i rischi sono sotto controllo”, senza senso del valore, opportunità di sviluppo e riconoscimento, la salute mentale non è garantita. La prevenzione psicosociale, insomma, non è solo togliere pressione: è dare significato al lavoro.

“Prevenzione come diritto, non extra opzionale” (Giulio Romani)

Dal lato sindacale, Giulio Romani ha allargato il quadro a tre destinatari della prossima campagna: lavoratori, datori di lavoro e istituzioni politiche.

Ai lavoratori il messaggio è diretto: avere un posto di lavoro sicuro, privo di violenza e discriminazioni, con orari compatibili con una vita dignitosa, “non è un privilegio ma un diritto”. La prevenzione, anche quella dei rischi psicosociali, non può essere gestita come un benefit opzionale ma come un pilastro delle tutele fondamentali.

Ai datori di lavoro Romani ricorda il contesto: transizione verde, tensioni geopolitiche, rivoluzione digitale, competizione globale. La tentazione di qualcuno è sempre la stessa: meno regole in nome della competitività. Ma per il sindacalista europeo questa è una scorciatoia miope.

Standard elevati di salute e sicurezza sono, prima di tutto, diritti umani. Ma anche chi guarda il mondo solo con gli “occhiali del business”, sostiene Romani, dovrebbe riconoscerne il valore economico: lavoratori stanchi, stressati, insicuri non possono garantire qualità, produttività e buona relazione con i clienti.

Il terzo messaggio è rivolto alle istituzioni: proteggere la salute dei lavoratori è un tema di democrazia, non solo di mercato. La fiducia nelle istituzioni e nell’Europa passa attraverso coerenza tra parole e atti normativi. Tornare a deregolamentare significherebbe aumentare le disuguaglianze e indebolire la coesione sociale.

Per Romani, la campagna dovrà mostrare, con dati e testimonianze, il vero impatto dei rischi psicosociali, mettere in luce che essi derivano dall’organizzazione del lavoro e indicare soluzioni concrete. Ma soprattutto dovrà riaffermare un principio: una buona organizzazione del lavoro si costruisce solo con i lavoratori, attraverso il dialogo sociale e la partecipazione.

Nell’intreccio di queste tre voci – l’Agenzia, le imprese, il sindacato – emerge un comune denominatore: la salute mentale non è un tema “soft”, ma il nuovo terreno decisivo della prevenzione.

Se la campagna “Safe and healthy work in the digital age” ha acceso i riflettori sull’impatto delle tecnologie, la prossima iniziativa di EU-OSHA promette di spostare il focus sul cuore invisibile del lavoro: equilibrio emotivo, qualità delle relazioni, organizzazione sostenibile.

Con una condizione non negoziabile, resa esplicita da De Meester e condivisa dagli altri relatori: chi parteciperà alla campagna dovrà “mettere in pratica ciò che predica”. Nessun logo e nessuna foto di facciata potranno sostituire la sostanza: fiducia, rispetto, dialogo vero sul lavoro che cambia.

Così, mentre a Bilbao si spengono le luci del Summit, il messaggio finale è tutt’altro che conclusivo: la campagna si chiude, ma la partita sulla salute mentale nei luoghi di lavoro europei è appena iniziata.

#EUOSHASummit #EUhealthyworkplaces

Safety Focus – Anno XII – Numero 25 – 3 dicembre 2025